Ho sempre avuto un profondo rispetto per la vergogna, per quel sentimento che mi fa tremare da capo a piedi e venir voglia di nascondermi, di sparire, di non essere riconosciuto se, dicendola alla francese, cago fuori dal bulacco. Una specie di soglia morale del lecito, una spia che ti avvisa quando hai superato il limite. Una forza così potente che ti colpisce anche di riflesso, quando la soglia la supera qualcun altro e tu sei costretto ad assistere. Ecco, oggi (e non per la prima volta) ho provato vergogna leggendo i giornali. La vergogna di sapere che c’è un circolo di potenti idioti che vuole intitolare una piazza a quella serpe di Bettino Craxi. Una vergogna profonda e dolorosa, dovuta non solo all’avvenimento in se stesso quanto all’incredibile tentativo di riabilitare la figura di una persona moralmente corrotta, giudicata colpevole dalla magistratura e fuggita all’estero per non finire in galera. Un vero e proprio latitante, insomma. Siamo di fronte a una evidente inversione polare della legalità.
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Il senso della vergogna.
Il perchè del dissenso di Fini.
Gianfranco Fini ha fatto un decisivo exploit, in questi ultimi mesi, che lo ha portato rapidamente in cima a tutte le principali discussioni politiche. Rimane sicuramente interessante capire il motivo di questo improvviso atto di ribellione, tanto inatteso quanto apparentemente immotivato.
Dopo 16 anni nei quali Berlusconi ci ha abituato (e stancato) a un governo fatto di continue violazioni costituzionali, attacchi violenti alla giustizia, collusioni con mafia e camorra, manipolazioni dell’informazione fino a raggiungere un diffuso livello di anestesia culturale e un preoccupante essiccamento della capacità critica dell’opinione pubblica, dopo 16 anni di precipitoso tracollo economico, è ora di aprire le finestre e cambiare quest’aria stantia e viziata, così si avanza l’idea del nuovo, di un avvicendamento al potere. Nonostante il consenso del cavaliere sia al tracollo, l’elettorato di centro-destra è sempre saldo sulla sua posizione e lo dimostra il rafforzamento della Lega Nord.
L’alzata di testa di Fini spacca questo stato di cose, poichè non solo mina la solidità già traballante del governo ma prende le distanze da un sistema di destra troppo di destra, allontanandosi da Bossi e flirtando con Casini e Rutelli, per un più morigerato partitone di centro.
Per ciò che ha fatto, agli occhi di tutti Fini appare un eroe (anche di chi, inizialmente, lo ha indicato come un traditore e ora si sta rapidamente ricredendo), eppure se avessimo una memoria storica più lunga e una capacità critica non offuscata dalla diffusa mediocrità mediatica dei nostri giornali e televisioni, sapremmo che non è così. Fini sta solo cavalcando l’onda e raccogliendo i delusi.
