Quanti di voi conoscono il progetto 23andMe di Google?
Si tratta di un progetto che raccoglie e studia il dna umano con un approccio capillare.
Il metodo è semplice: pagando tra i 300 e i 500 $ si può ottenere un’analisi del proprio dna da parte dell’azienda sponsorizzata da Google. Si riceve un comodo kit di raccolta della saliva, si sputa nel tubetto, e lo si spedisce indietro. I risultati perverranno in natura elettronica sul proprio account.
Semplice, rapido e senza intermediari.
Di fianco a una innegabile natura scientifica innovativa, si nota una preoccupante natura aziendale e sociale che preme sul pedale dell’acquisizione monopolizzata dei dati personali. Che tali dati siano una miniera d’oro è oramai risaputo però quello che mi chiedo è in che misura siano essi importanti. Si tratta di vendere statistiche ad aziende che producono beni di mercato o si tratta di schedare e archiviare gli utenti, creando dei profili accuratissimi unendo le statistiche di comportamento online ai dati del dna? Mi sembra che Google stia raccogliendo una mole di dati preoccupante in tal proposito, poichè si tratta di informazioni raccolte a 360 gradi e non solo nella direzione dei dati di vendita o dei siti più cliccati. Collegando tutto ciò al codice genetico degli utenti si potrebbe creare uno dei più vasti database esistenti al mondo. Una raccolta di notizie che consentirebbe di sapere con precisione che tipo di persona sia ognuno di noi, con un livello di consapevolezza che supererebbe quello che noi stessi abbiamo.
Google potrebbe sapere se il signor Pinco Pallino potrà un giorno contrarre il diabete e come egli è predisposto ad affrontare una malattia seria. Informazioni che, probabilmente, ignora anche il diretto interessato. Perdonatemi ma sono un tantino perplesso di fronte a quello che si prospetta, soprattutto quando la policy di Google lascia intendere che le informazioni su noi stessi spariscono nei meandri di un circuito sotterraneo e misterioso. Gli scenari che si aprono possono essere tanto entusiasmanti quanto inquietanti.
Se vi interessa l’argomento, trovate un accurato approfondimento su webnews.





