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Ho un androide in tasca.

19 Lug

Da qualche giorno, gli smartphone basati su Android hanno un nuovo fratellino: HTC Wildfire.

Innanzitutto una breve descrizione.
Si tratta di un terminale di fascia economica (intorno ai 300 €) che monta Android 2.1 e la caratteristica interfaccia HTC Sense.
Nelle dichiarazioni ufficiali il prodotto strizza l’occhio alla fascia di utenza giovanile, riunendo i principali social network (Facebook, Twitter e Flickr) in un’unica schermata e integrandone le funzioni con la rubrica contatti. In tal senso, l’interfaccia proprietaria svolge un gran bel lavoro e permette di gestire, riorganizzare e filtrare i contatti in maniera flessibile, con la possibilità di assegnare ciascuno di essi a uno o più gruppi distinti e unire più contatti diversi sotto un unico nome (si pensi ad account multipli per la stessa persona).
Per contenere i costi si è reso necessario tagliare sul superfluo, o meglio su ciò che un utente di questa fascia con buona probabilità ritiene superfluo, riuscendo però a non intaccare la qualità globale del sistema e l’esperienza di utilizzo. Per questa ragione il Wildfire monta un processore a 528MHz e 384MB di ram, che se da un lato lo penalizzano fortemente nell’uso delle applicazioni più esigenti, quindi probabilmente niente giochini, dall’altro bastano per tutto il resto. Anche il display da 3.2′ e in bassa risoluzione (240×320) rientra nella strategia dei costi contenuti, ma non dimentichiamo che in questo modo si riduce il consumo di batteria e anche il carico sul sottositema video, che ne guadagna in termini prestazionali. Nonostante ciò, le immagini restano brillanti e chiare.
La connettività è pressocchè completa poichè il terminale è dotato di bluetooth, wifi, gps e 3G. Il wifi supporta i protocolli b/g ma non il protocollo ‘n‘ (non è escluso, però, che verrà aggiunto in un aggiornamento futuro), mentre il supporto all’hsupa è del tutto assente.
Come si vede, il terminale è stato progettato per chi non fa un uso intenso della connettività mobile e si accontenta di una connessione wifi di penultima generazione, comunque funzionante.


Il resto dopo il break…


Passiamo all’esperienza personale .
Dopo cinque giorni di utilizzo, posso affermare che le prime impressioni sono positive e si percepisce subito la sensazione di avere con sè un terminale completo, piuttosto che un giocattolo o un clone dell’iphone.
L’importazione della rubrica è stata semplicissima poichè è bastato mettere la sim nel terminale, collegarlo via bluetooth al vecchio telefono, e avviare la procedura automatica.
L’uso è intuitivo e l’interfaccia, ampia e funzionale, reagisce prontamente, mostrando uno scrolling generalmente fluido, anche se di tanto in tanto appare qualche microscatto quando ci sono molti elementi da aggiornare sullo schermo. Questo problema è comune anche al più performante Desire, dunque imputabile al software installato, piuttosto che al telefono.
L’interfaccia Sense si compone di sette schermate che è possibile sfogliare con un leggero gesto del dito o, visto che il display è capacitivo, pizzicando lo schermo. In ognuna di esse si possono inserire uno o più widget di nostro gradimento. Ogni schermata è suddivisa in una griglia 4×4, che può contenere le icone delle applicazioni o i widget in esecuzione. Le icone delle applicazioni occupano una sola casella della griglia, mentre i widget possono raggiungere un’estensione pure di 4×4 caselle, occupando un’intera pagina.
I principali widget dell’interfaccia sono l’aggregatore social FriendStream, il reader rss per le notizie, il gestore di posta, il calendario, l’orologio e il meteo, naturalmente è possibile aggiungerne altri, sprattutto tramite l’android market.
Il calendario montato di default è un po’ scarno e non visualizza il testo degli eventi, perciò l’ho subito sostituito col migliore Calendar Pad, anche se spero in una conversione di CalenGoo, che usavo sull’iPod, e che per me rimane il numero uno dei calendari, visto oltretutto che si sincronizza anche con Google. Suggerimenti in tal proposito sono molto ben accetti.
L’area di notifica è integrata in un comodissimo menu che è possibile far scorrere verso il basso, aprendo una tendina con i dettagli degli avvisi, naturalmente tutti cliccabili. In tal senso, l’integrazione con i widget è straordinaria.

La funzione Leap permette di visualizzare tutte le pagine dell'interfaccia, come se fossero desktop virtuali

L’autonomia è quella di  uno smartphone e la batteria da 1300mAh garantisce una giornata di uso a pieno carico con tutte le connessioni accese mentre spegnendo quelle inutilizzate, wifi e gps in primis, si riesce ad arrivare anche a due giorni e mezzo. Ho caricato la batteria a mezzogiorno di sabato e di nuovo a mezzogiorno di oggi (lunedì), con l’indicatore sul giallo non ho voluto rischiare di trovarmi col telefono spento mentre ero in auto. La carica dura circa tre ore.
La navigazione è veloce e, pur supportando quel pachiderma di flash, il browser integrato non mostra rallentamenti significativi durante i caricamenti. Lo schermo è nitido e supporta i multi-gesture (personalizzabili), permettendo di ingrandire qualunque parte della pagina con due dita. Il browser integrato riallinea automaticamente i margini del testo ingrandito con i bordi dello schermo, in modo da non avere scrolling orizzontale.
L’accelerometro e gli altri sensori interni funzionano bene, una volta calibrati. Il terminale supporta sia la modalità orizzontale che verticale. La tastiera touch, un po’ troppo piccola in verticale sullo schermo da 3.2′, acquista la giusta dimensione in orizzontale. Per chi come me proviene da un dispositivo Apple (ricordo che ho usato un iPod come pda) risulta interessante la possibilità di installare Smart Keyboard, una tastiera che opzionalmente va a sostituire quella standard del terminale con un clone di quella Apple. La trackball ottica, poi, diventa essenziale per correggere il testo dei messaggi.

A differenza dell’iPhone, il Wildfire può connettersi con qualunque dispositivo, sia tramite bluetooth che via usb. Collegandolo tramite cavetto al pc, si possono selezionare tre modalità distinte di uso: solo carica, scambio dati e tethering. Ricordiamo che Android è un sistema operativo basato su linux, che quindi pone molta attenzione alla sicurezza della piattaforma, per questa ragione lo scambio dati avviene solo con la microSD (fornita in dotazione, da 2GB), negando l’accesso alla memoria interna del dispositivo. Per chi ha una tariffa dati, il tethering diventa un’opzione utilissima per usare il portatile fuori casa.

Cliccare per ingrandire

La fotocamera da 5Mpx integrata svolge onestamente la sua funzione. Le immagini sono nitide e la messa a fuoco veloce. In alcune recensioni ho letto/sentito che c’è una leggera dominante viola ma non l’ho mai riscontrata e il bianco finora mi pare proprio bianco. La fotocamera si utilizza impugnando il dispositivo in orizzontale ed è possibile ingrandire o rimpicciolire semplicemente trascinando un dito avanti o indietro sullo schermo. La messa a fuoco avviene toccando la parte di immagine scelta e lo scatto avviene premendo il pulsante centrale, in tal modo però risulta difficile tenere ferma la fotocamera durante lo scatto e si rischia di avere una foto mossa.
Il software di controllo a disposizione permette di gestire flash, esposizione, contrasto, saturazione, nitidezza, applicare sempici effetti, come la conversione in b/n, impostare gli iso, il bilanciamento del bianco e il geotagging. La qualità delle foto è tutt’altro che eccezionale, però sono un giudice sicuramente troppo severo poichè abituato alla reflex e, chiaramente, il paragone è improponibile. Di lato trovate qualche scatto, così potete giudicare voi.
Infine, l’antenna gps non è particolarmente potente, ci mette un sacco di tempo per il primo fix e occorre stare all’esterno per avere un aggancio ma, sfruttando la geolocalizzazione tramite internet, il procedimento diventa molto più rapido. Non l’ho provata molto ma ho intenzione di prendere un’antenna gps esterna, da utilizzare in auto, per maggiore sicurezza. A parte il discorso foto, i difetti che reputo più importanti sono l’autonomia ridotta, almeno confrontata con il vecchio telefono decisamente non smart, e l’avvio lentissimo (1′ e 17”). A parte questo, sono molto soddisfatto dell’acquisto fatto. Il Wildfire è un terminale Android con un rapporto qualità/prezzo decisamente vantaggioso, perfetto per chi vuole uno smartphone piccolo, completo e funzionale, senza svenarsi.

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3 commenti

Pubblicato da su 19 luglio 2010 in gnu/linux, tech

 

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3 risposte a “Ho un androide in tasca.

  1. Darsch

    26 luglio 2010 at 09:39

    Cavolo, per 300 €uro è veramente un ottimo terminale, mi sembra completissimo! Ottimo acquisto direi! ^_^

     
  2. Lyserjik

    26 luglio 2010 at 18:04

    Decisamente! Mi trovo ogni giorno sempre più soddisfatto!:)

     

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