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Ci dice lui cosa fare.

25 Ago

Leggevo ieri, non senza qualche fatica, la lettera pubblicata da Walter Veltroni sul Corriere della Sera. In effetti, non sentivo affatto la sua mancanza e questa lettera conferma che avevo ragione.

Scrivo al mio Paese e vi dico cosa farei

Mi ha colpito soprattutto la precisa tempistica con cui lui, leader sconfitto delle scorse elezioni, torna in scena proprio adesso che gli scricchiolii del governo si fanno più forti. Non gli basta aver traghettato il PD alla sconfitta di due anni fa,  dopo aver inciuciato neanche troppo sottobanco con Berlusconi e aver fatto una campagna elettorale basata sul nulla, adesso vuole darci anche dei consigli, nella speranza  forse di perdere pure le prossime.

Mi permetto di scrivere agli italiani solo perché sento di avere un minimo di titolo per farlo.

Ma proprio minimo, non ci montiamo la testa però.
Il titolo a cui si riferisce, per sua stessa ammissione, è il fatto di avere perso le elezioni del 2008 e per questa ragione può dire agli italiani cosa fare per uscire da una situazione politica a dir poco imbarazzante, nella quale siamo finiti anche per colpa sua. Ce lo dice, capite, proprio perchè le ha perse! Un non-sense che solo nel nostro paese poteva sorgere. Chiediamoci che sarebbe stato di Veltroni in Svezia, ad esempio, o in Francia, Germania, Gran Bretagna, USA.

Nella sua lettera, Veltroni si rivolge a tutti gli italiani, lavoratori e disoccupati,  imprenditori e operai, ricchi e poveri, al bano e romina, insomma vuole a tutti i costi trovare qualcuno che gli dia ascolto perchè ha qualcosa di urgente e terribilmente importante da dire. E cos’è questa cosa urgente e terribilmente importante? Il nulla.
È talmente importante il nulla per Veltroni che ne ha fatto una ragione di vita. La sua stessa strategia politica si basa sul concetto di vuoto: è la strategia del bicchiere, un contenitore vuoto da riempire con ciò che serve all’occorrenza. “Eleggetemi vostro capo, farò tutto ciò che volete“!
È talmente vuota la sua politica che riesce a risucchiare tutto ciò che lo circonda. È accaduto con la sinistra, due anni fa, e accade ancora.
Accade con la sua non-lettera, che svuota di impeto vitale chiunque si accosti a leggerla (se sono qui è solo grazie a dieci litri di caffè, due damigiane di Effortil, una scorpacciata di schiaffi e un’endovena di lady gaga) e accade col suo tentativo di ritornare in politica, che trova un vuoto di consensi.
In un impeto parossistico di insopportabile moderazione, Veltroni ci regala una lettera stracolma di noioso e retorico nulla.
Certo qua e là troviamo qualche blanda idea, qualche concetto stiracchiato, ma si tratta di puro condimento comunicativo, roba da buttare in mezzo per dare un’impressione di sapore, un po’ come i cetrioli o il mais in un’insalatina dietetica.

In buona sostanza, il senso della lettera vuole essere che se da un lato dobbiamo augurarci che l’attuale governo crolli e sparisca per sempre, dall’altro non dobbiamo esagerare nel dare addosso a Berlusconi, perchè in fondo qualche pizza insieme se la sono fatta e un amico è sempre un amico, ma dobbiamo impegnarci a costruire una nuova realtà dalle rovine di quella vecchia. Insomma dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare. Punto.  9872 caratteri, spazi esclusi, per dire una cosa ovvia, ma come infarcisce  le cose ovvie di banalità, retorica e buonismo lui non lo fa nessuno!
Il resto è nulla.

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Pubblicato da su 25 agosto 2010 in politica

 

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