RSS

Wi-fi libero, dov’è la fregatura?

07 Ott

Un coro unanime e trasversale di consensi plaude alla proposta di abrogare l’articolo 7 del decreto Pisanu, che impedisce le connessioni anonime al web.
Da destra a sinistra, tutti d’accordo per rendere libere le connessioni pubbliche senza fili, eppure se uno come Barbareschi, lo stesso che voleva censurare youtube, appoggia questa mozione, il mio quinto senso e mezzo mi allerta che qualcosa di losco può nascondersi sotto una proposta apparentemente virtuosa.

L’articolo 7 di tale decreto nasceva nel 2005, in seguito agli attentati di Londra, con l’intenzione di impedire ai malintenzionati (leggi terroristi) l’uso delle reti pubbliche in maniera anonima. Il decreto impone tuttora agli esercenti pubblici, che vogliano installare una rete aperta, di farsi rilasciare un permesso dal questore e di registrare tutti gli utenti della rete in un archivio,  accollandosi l’onere di costi elevati  e innalzando delle barriere che, di fatto, limitano la diffusione del wifi pubblico sul territorio italiano, come invece accade negli altri paesi.
Naturalmente, chi mastica un minimo di competenze informatiche sa che per “bucare” una rete protetta bastano pochi strumenti facilmente reperibili (Google è ancora tuo amico!) e non sarà certo sufficiente chiedere i documenti (falsi, ovviamente) al terrorista di turno per impedirlo.
La conseguenza di questa legge si è riversata immediatamente e in maniera negativa sullo sviluppo del wifi pubblico nel nostro paese, impedendo a chiunque volesse mettere su un punto di accesso gratuito di poterlo fare. Ricordiamo anche che negli altri paesi civilizzati del mondo, tutti naturalmente sincronizzati al III millennio, le connessioni pubbliche libere sono una realtà consolidata e non si è mai verificato alcun problema di sicurezza grazie a loro e neanche a Londra, che pure è stata sconvolta da quegli stessi attentati.

 

Connessioni libere in uno Sturbucks di un qualunque posto fuori dall'Italia.

 

Se gli esercenti pubblici hanno avuto un danno dal decreto del 2007, i grandi operatori telefonici, in primis Telecom, ne hanno ricavato invece un grosso guadagno, poichè la necessità di connettività mobile ha obbligato gli italiani a sottoscrivere costosi piani tariffari o a dotarsi di chiavette usb per navigare nel web. In quest’ottica risulta del tutto comprensibile la reazione negativa dell’amministratore di Telecom, Franco Barnabè, alla proposta di abrogazione di tale articolo.

Il decreto Pisanu tecnicamente è scaduto nel dicembre 2007 ed è stato poi rinnovato dai cosiddetti decreti milleproroghe successivi. Quest’anno, finalmente, pare ci sia un moto di coscienza collettivo che ha svegliato per qualche istante il nostro narcolettico parlamento, ma io non sono fiducioso, oramai mi aspetto di tutti dai pagliacci che non abbiamo eletto, tranne che un fermento di civiltà.

Annunci
 
2 commenti

Pubblicato da su 7 ottobre 2010 in internet, politica

 

Tag: , , , , , , , , ,

2 risposte a “Wi-fi libero, dov’è la fregatura?

  1. Velenero

    7 ottobre 2010 at 19:15

    Fa decisamente puzza… se pensi che qui in Germania si stanno muovendo nella direzione opposta…

     
    • Lyserjik

      7 ottobre 2010 at 19:36

      La qual cosa non è assolutamente una bella notizia.

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: