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Giocare e suonare: un cortocircuito culturale.

25 Feb

Prendo spunto da una riflessione dell’amico Palka, pubblicata sul suo blog, di cui cito qualche estratto:

Spesso mi sono sentito e mi sento dire che, in inglese, per dire ‘suonare’ e ‘giocare’ si usa lo stesso verbo (play).
In italiano no. Noi siamo di tutt’altra pasta. Suonare è una cosa seria, giuocare è ben altro.
Ma allora com’è che, proprio in Italia, la professione del musicista è praticamente inesistente?

Andrea è un musicista completo, oltre a essere una persona molto interessante e piacevole, con una passione per la musica e l’arte fortissima. Leggete il suo post per intero, perchè è sicuramente migliore di come l’ho ritagliato io, inoltre scoprirete un blog molto intenso e appassionante.
Per gli italiani la musica non è una forma d’arte ma di intrattenimento, qualcosa di frivolo e passeggero, con cui non ci costruisci ponti e ospedali, nè ci mandi avanti un’azienda o ci sfami una famiglia (e questo purtroppo è vero), inoltre la categoria è rappresentata da pessimi esempi di finto-artisti prezzolati e snob. Insomma, dei puzzoni scoreggioni che fanno cagà! Ecco.
In questo riveliamo tutta la nostra ipocrisia culturale, poichè linguisticamente ci teniamo a distinguere fra suonare e giocare ma, alla fin fine, riteniamo la musica alla pari col gioco invece che con l’arte.
All’estero, dove si usa un unico termine per indicare entrambe le cose, gioco e musica, invece questa distinzione si fa su un piano diverso. Spesso è il gioco (anche un po’ forzatamente) che diventa forma d’arte ma non è mai vero il contrario. Suonare vuol dire conoscere la musica, vuol dire aver studiato e saper applicare le nozioni apprese, oltre ad avere una sensibilità speciale che ai non musicisti manca e che trasforma un semplice esercizio tecnico in un’espressione artistica.
Vi lascio con uno splendido brano dei Deja, dei quali Andrea è il bravissimo chitarrista. Ditemi poi se questi giocano o fanno sul serio.

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1 Commento

Pubblicato da su 25 febbraio 2011 in musica, vita reale

 

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Una risposta a “Giocare e suonare: un cortocircuito culturale.

  1. albyok

    25 febbraio 2011 at 17:04

    Ben detto :-)

     

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