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Il pantano dei diritti umani.

21 Mar

In queste ore si stanno svolgendo i bombardamenti ‘mirati‘ sugli obiettivi di Gheddafi, gli obiettivi cioè che costituiscono una minaccia per i ribelli e i civili libici. Si tratta di radar, aeroporti militari, antiaeree, batterie di missili e impianti strategici. Ricordiamo che si era partiti da una ‘no fly zone‘ e che i bombardamenti dovevano servire a garantire il rispetto della risoluzione 1973 dell’ONU.
Che i ribelli libici avessero bisogno di aiuto è fuor di dubbio, che ci servisse un’altra guerra invece no. Eppure, come aiutare quelle persone a difendersi dagli attacchi dell’esercito di Gheddafi e dei suoi mercenari, senza un intervento diretto? In tal senso, mi trovo perfettamente daccordo con quanto scrive Concita De Gregorio nel suo blog:

Non si doveva arrivare alla guerra: giusto. Bisognava combattere Gheddafi prima e con altre armi: sacrosanto. Lo chiediamo da anni.

cosa dovremmo fare, davanti a quel popolo? Parlargli di principi mentre il despota li massacra, rimboccarci le coperte e andare a letto? Lasciar fare ai francesi e agli inglesi, che ci pensino loro?

Certamente la decisione è pesante e certamente non è a cuor leggero che si affronta una responsabilità di questo tipo, però restare indifferenti quando a pochi km da noi sta avvenendo un genocidio e la voce libera di un popolo amico (perchè gli italiani e i libici sono amici, o così dovrebbe essere) viene repressa nel sangue mentre chiede aiuto è una colpa a mio avviso più grave.
Lì la guerra già c’era prima dell’intervento internazionale ed era una guerra impari. Sin dai primi giorni delle proteste, Gheddafi ordinò rastrellamenti casa per casa, mentre il paese gli era tutto contro. Abbandonato da parte dell’esercito, ha ripiegato sui mercenari stranieri, pagati con le taglie sulla testa dei civili.
Le forze del colonnello però restano schiaccianti e i mercenari crudelissimi. La popolazione non ha speranza di sopravvivere da sola. Sui giornali si racconta l’entusiasmo dei ribelli alla notizia della no fly zone, che lì alcuni ragazzi chiamano l’ombrello, perchè dicono che li proteggerà dalla pioggia di bombe e missili del raìs. Le forze di Tripoli stanno opponendo durissima resistenza contro gli aggressori ma contro le bombe non hanno scampo, senza contare l’afflusso continuo di mercenari da sud. Scegliere di appoggiarli implica un’azione diretta, tentennare e rifiutarsi di agire vuol dire schierarsi con Gheddafi.

Sappiamo benissimo che gli interessi dietro questa manovra militare sono tutto fuorchè umanitari e si può discutere per settimane, mesi, anni o per tutta una vita sull’orrore della guerra e su quanto tutti noi la detestiamo. Ma possiamo riempirci la bocca di ideali e sentirci contemporaneamente la coscienza a posto, mentre decine di migliaia di innocenti muoiono per mano del loro stesso governo?
Non è l’unico caso, è vero, nè è la prima volta: il mondo è pieno di dittature sanguinarie e contro di loro non si muove un solo dito. Non è una ragione, però, per dire ‘non mi riguarda’. E non dimentichiamo che ci siamo passati anche noi: non dimentichiamo che gli alleati hanno combattuto sul nostro suolo per liberarci dai nazisti. Americani e partigiani insieme, contro un nemico comune.

La vera colpa non è nel combattere Gheddafi con le armi, la vera colpa è stata quella di averlo accolto da amico e averci fatto affari e venduto armi per 40 anni. Non solo l’Italia ma anche tutti gli altri paesi del mondo.
Si, la guerra fa schifo e la Costituzione la ripudia come strumento di offesa (ma accorrere in difesa di un popolo che chiede l’aiuto internazionale è ancora offesa?) eppure la violenza su un popolo inerme è cosa ancor più odiosa e terribile e, come dice ancora Concita De Gregorio, ‘le mani pulite sono una colpa se qualcuno sta morendo qui accanto‘.

Resta però da capire cosa succederà quando gli aerei di Gheddafi non potranno più volare. L’ONU esclude esplicitamente (e a ben ragione!) l’intervento di terra e l’uso di qualunque forza di invasione. Esclude, inoltre, la rimozione del colonnello, poichè è pur sempre il leader di uno stato riconosciuto. In pratica, una volta terminati i bombardamenti, si ferma tutto e si lascia fare ai ribelli. Probabilmente ci saranno pressioni per una risoluzione diplomatica della situazione ma non vedo nulla che possa convincere il raìs a lasciare il potere. Per poi far cosa? Consegnarsi a un tribunale internazionale? Oppure sparire, nascondendosi in qualche paese amico che gli dia rifugio? Chi se la piglia una rogna del genere? La Russia? La Cina?
Più probabilmente, toccherà all’esercito degli insorti rimuoverlo materialmente ed è giusto che siano gli oppressi a disporre del tiranno e a giudicarlo per i suoi crimini, anche se la condanna sarà molto dura.
Purtroppo, però, non sarà un processo breve, nè semplice o indolore. Molto sangue sarà versato e molto si combatterà per le strade del paese, ma l’importante è che da quel momento in poi la storia appartenga solo al popolo libico e a nessun altro. L’intervento militare deve fermarsi il più presto possibile e deve servire solo e unicamente per impedire altre violenze sulla popolazione inerme ma il timore di rivedere ciò che è avvenuto altrove in passato è fortissimo e una volta che l’osso è a terra, difficilmente le superpotenze non ci si avventeranno sopra, mentre il pantano dei diritti  umani si allarga sempre di più.

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1 Commento

Pubblicato da su 21 marzo 2011 in attualità, politica

 

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Una risposta a “Il pantano dei diritti umani.

  1. El-DoX

    22 marzo 2011 at 01:57

    Il punto è che andiamo a picchiare (non solo noi italiani) Gheddafi dopo avergli venduto le armi per decadi… Mah…

     

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