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Vale la pena di morire?

15 Apr

La morte di Arrigoni è il culmine tragicamente esplosivo di un’esistenza passata a costruire una piccola parte di un mondo migliore. Adesso che non c’è più, paradossalmente, è al centro di tutte le discussioni. Una morte che accende i riflettori sulla grossa questione palestinese della striscia di Gaza.
Quest’uomo, e non solo lui, ci permette di conoscere una verità scomoda e terribile. Questa verità, il modo in cui vivono i palestinesi in quella parte di terra, e muoiono sotto le bombe israeliane, dovrebbe essere resa di pubblico dominio, dovrebbe essere raccontata su tutti i giornali e in tutte le reti televisive.
Dovrebbe circolare di bocca in bocca e raggiungere tutti, bambini compresi.
Arrigoni è stato un guerriero dell’informazione e a lui e agli uomini come lui andrebbero riconosciute importanti onorificienze a livello nazionale e internazionale, anche solo per la passione e la forza con cui vivono e muoiono per contrabbandare la verità oltre le maglie di un embargo che ha superato i confini di Israele e della Palestina. Un embargo culturale che vuole i palestinesi, e in generale gli arabi, come terroristi esaltati e pronti a farsi saltare per aria in mezzo alla gente occidentale. Arrigoni dimostra che questo non è vero, che queste persone così tanto lontane da noi ci sono molto simili, poichè lavorano, sudano, lottano e muoiono per un pezzo di pane da portare sulla tavola delle loro famiglie. Famiglie composte anche di bimbi, come le nostre, ma i loro bimbi possono morire da un momento all’altro per un bombardamento improvviso da parte delle forze israeliane.
Ricordiamocene, mentre ascoltiamo, sicuri nel nostro salotto, le ultime notizie raccontate alla tv e filtrate di tutte le verità scomode.
Ricordiamoci della bimba che per tre giorni ha continuato ad accudire la mamma morta, portandole il cibo ogni giorno e credendo che dormisse.
Ricordiamoci dei coltivatori feriti o uccisi dai cecchini israeliani, mentre recuperano il loro raccolto, dai loro campi, per poterlo vendere e continuare a campare.
Ricordiamoci dei pescatori assaliti dall amarina militare israeliana mentre tirano su le reti con i pesci.
Ricordiamoci dei medici e dei paramedici che vengono uccisi dalle bombe israeliane, mentre lavorano nei loro ospedali. Ricordiamoci che queste persone sono bruciate vive, colpite dal fosforo bianco, mentre cercavano di salvare altre persone.
Arrigoni ha vissuto per uno scopo e non è morto invano. Per queste cose, allora, si: vale la pena di morire.

RESTIAMO UMANI

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4 commenti

Pubblicato da su 15 aprile 2011 in attualità, politica

 

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4 risposte a “Vale la pena di morire?

  1. Franco

    17 aprile 2011 at 22:51

    Grazie della visita… Ti ho lasciato una risposta sul mio blog. Sono d’accordo con quello che hai scritto e sul fatto che occorra un impegno che dobbiamo a Vittorio …anche se non sarà certo facile.

    Ciao
    franco

     
  2. Lyserjik

    17 aprile 2011 at 23:06

    Lo so, ma per questa ragione dovremo tenere vivo il suo lavoro anche quando il clamore sarà svanito e di lui tutti si saranno dimenticati.
    Grazie della visita. :)

     
  3. Liame

    19 aprile 2011 at 17:17

    e ricordati pure della bambina di 3 mesi pugnalata al collo dagli amichetti de Arrigoni insieme agli altri membri della famiglia nel sonno (tanto per dire l’ultima)
    riuscite a dare la colpa agli israeliani anche quando non c’entrano nulla

     
  4. Lyserjik

    19 aprile 2011 at 20:02

    Il problema è che finchè si continua a ragionare in termini di amici e nemici ci saranno sempre morti da entrambe le parti.
    Se impariamo a stare dalla parte delle persone comuni, dalle vittime della guerra, liberandoci dai fanatismi da stadio, allora possiamo davvero fare un passo in direzione della pace.
    Per questa ragione il lavoro di Arrigoni era importante, perchè permetteva di avere una visione alternativa su ciò che sta accadendo in quei territori, una visione che ci viene nascosta dai media nazionali. Aggiungo, infine, che gli assassini sono assassini da qualunque parte provengano, non hanno passaporto. Quelli che tu chiami “amichetti di Arrigoni” non sono migliori di quelli che lanciano le bombe dagli aerei. Alla fine sempre la popolazione civile ci va di mezzo, che sia in un ospedale palestinese o su un autobus israeliano.

     

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