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A proposito dei palestinesi.

Non è che siccome sono musulmani devono per forza essere esaltati.
Abbiamo esaltati cattolici in eguale misura, solo che invece di farsi esplodere con le bombe in metropolitana preferiscono lanciare missili sui villaggi con la scusa dei terroristi.
Terroristi che sono tutti uguali e non è la religione a distinguerli ma il modo in cui uccidono.
Se Hamas è colpevole, altrettanto colpevole è Israele.
Ci siamo dimenticati degli innumerevoli bombardamenti contro vittime innocenti, dall’altro lato del muro?
Non giustifichiamoli dicendo “vabbè, ma quelli hanno attaccato per primi, se la sono cercata“, chè è una stronzata. Andiamolo a dire ai morti innocenti, di entrambe le parti, se se la sono cercata.
Una bambina mutilata da un’esplosione non soffre di meno se è ebrea o palestinese e non s’è cercata un bel niente, è stata solo aggredita dalla violenza di un nemico folle e spietato.
Ognuna delle parti ha una responsabilità nell’infinita violenza che si consuma in quella striscia di terra, ciò non rende la tragedia di quei due popoli meno grave.
Ricordo che un processo di pace fu avviato, molto tempo fa, ma a interromperlo furono le pallottole di un estremista israeliano. La morte di Rabin fu una pesante sconfitta per il riappacificamento dei due popoli.
Chi è che non la vuole la pace?
Lupi travestiti da pecore.

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2011 in attualità, politica

 

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Il tabù israeliano.

Leggo con interesse la lucida analisi di Dario Ferri sulle reazioni della sinistra alle passate dichiarazioni pro Israele di Saviano e Travaglio. La simpatia per il popolo israeliano può diventare è un argomento molto imbarazzante e che ti può far trovare involontariamente catapultato a destra di Hitler, se la esprimi. Imbarazzante a tal punto, che il gruppo Sinistra per Israele dichiara esplicitamente nella homepage che il suo nome non è un ossimoro. Ciò vuol dire che è sempre un male confondere i governati con i governanti. Un po’ come se all’estero dicessero che siamo tutti come Berlusconi. A voi farebbe piacere essere scambiati per Berlusconi?

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2011 in attualità, politica

 

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Vale la pena di morire?

La morte di Arrigoni è il culmine tragicamente esplosivo di un’esistenza passata a costruire una piccola parte di un mondo migliore. Adesso che non c’è più, paradossalmente, è al centro di tutte le discussioni. Una morte che accende i riflettori sulla grossa questione palestinese della striscia di Gaza.
Quest’uomo, e non solo lui, ci permette di conoscere una verità scomoda e terribile. Questa verità, il modo in cui vivono i palestinesi in quella parte di terra, e muoiono sotto le bombe israeliane, dovrebbe essere resa di pubblico dominio, dovrebbe essere raccontata su tutti i giornali e in tutte le reti televisive.
Dovrebbe circolare di bocca in bocca e raggiungere tutti, bambini compresi.
Arrigoni è stato un guerriero dell’informazione e a lui e agli uomini come lui andrebbero riconosciute importanti onorificienze a livello nazionale e internazionale, anche solo per la passione e la forza con cui vivono e muoiono per contrabbandare la verità oltre le maglie di un embargo che ha superato i confini di Israele e della Palestina. Un embargo culturale che vuole i palestinesi, e in generale gli arabi, come terroristi esaltati e pronti a farsi saltare per aria in mezzo alla gente occidentale. Arrigoni dimostra che questo non è vero, che queste persone così tanto lontane da noi ci sono molto simili, poichè lavorano, sudano, lottano e muoiono per un pezzo di pane da portare sulla tavola delle loro famiglie. Famiglie composte anche di bimbi, come le nostre, ma i loro bimbi possono morire da un momento all’altro per un bombardamento improvviso da parte delle forze israeliane.
Ricordiamocene, mentre ascoltiamo, sicuri nel nostro salotto, le ultime notizie raccontate alla tv e filtrate di tutte le verità scomode.
Ricordiamoci della bimba che per tre giorni ha continuato ad accudire la mamma morta, portandole il cibo ogni giorno e credendo che dormisse.
Ricordiamoci dei coltivatori feriti o uccisi dai cecchini israeliani, mentre recuperano il loro raccolto, dai loro campi, per poterlo vendere e continuare a campare.
Ricordiamoci dei pescatori assaliti dall amarina militare israeliana mentre tirano su le reti con i pesci.
Ricordiamoci dei medici e dei paramedici che vengono uccisi dalle bombe israeliane, mentre lavorano nei loro ospedali. Ricordiamoci che queste persone sono bruciate vive, colpite dal fosforo bianco, mentre cercavano di salvare altre persone.
Arrigoni ha vissuto per uno scopo e non è morto invano. Per queste cose, allora, si: vale la pena di morire.

RESTIAMO UMANI

 
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Pubblicato da su 15 aprile 2011 in attualità, politica

 

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